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L’esodo

di Ciro Formisano

Con Daniela Poggi, Rosaria De Cicco, David White, Simone Destrero, Carlotta Bazzu, Kiara Tomaselli, Cinzia Mirabella, Veronica Rega.

Titolo originale L'esodo. Drammatico (colore). Durata 104 min. Italia 2017 (Stemo Distribuzione)

L’esodo

L’esodo:

 

Ciro Formisano esordisce al lungometraggio di finzione con una storia vera documentata dai giornali dell’era Monti, con il coraggio (rarissimo nel cinema italiano) di confrontarsi con l’attualità e fare nomi e cognomi, in particolare quello dell’allora ministro del Lavoro.
2012 anno del governo tecnico Monti. Francesca 59enne è un’esodata senza alcun reddito con una nipote a carico, Mary un’adolescente che disprezza la miseria in cui riversa improvvisamente con sua nonna. Non trovando alcuna soluzione alla sua grave condizione economica, Francesca finisce a mendicare in piazza della repubblica a Roma, con davanti a sé un cartello che la identifica.

I passanti vengono colpiti dall’immagine della donna che nonostante il gesto che compie ormai quotidianamente, conserva l’aspetto di una persona distinta. Un aspetto che va contro ogni stereotipo di chi chiede l’elemosina e che incarna la nuova povertà italiana. La donna, pur mentendo a sua nipote sulla sua nuova “attività” riesce a superare l’imbarazzo dei primi giorni e conosce diverse persone incuriosite dalla sua condizione.

Peter un Tedesco coetaneo della donna è uno dei primi che riesce a strapparle un sorriso e con cui intraprende una tenera amicizia. Cesare è invece un coatto dal fare misterioso ma affidabile che tenta di infervorire l’animo della donna. Le cose si complicano quando Mary durante una manifestazione sorprende Francesca mentre mendica in piazza. La reazione della giovane è sprezzante e da quel momento scompare dalla vita di Francesca, gettando la donna in un amara solitudine ancor più dura di quanto la loro condizione avesse fatto.

L’esodo prende la forma del melodramma quando racconta i retroscena della vita famigliare di Francesca, ma trova invece una misura di ironia nella situazione disperata e paradossale della donna. Alcune battute di dialogo (la sceneggiatura è di Formisano insieme ad Angelo Pastore) aprono lo spiraglio ad un’indagine più approfondita del contesto, ad esempio sottolineando la singolarità della situazione per quella classe borghese che “ha fatto il ’68 e adesso fa la fame”, e che cerca di mantenere a tutti i costi le apparenze di un benessere cancellato da certe scellerate politiche. E la narrazione evidenzia anche la difficoltà reale di trovare il tempo di unirsi a una protesta per chi è impegnato a lottare per la quotidiana sopravvivenza.
La forma filmica non è all’altezza dell’argomento trattato in quanto eccessivamente artigianale e debole nella recitazione di alcuni interpreti, soprattutto Rosaria De Cicco nei panni di un’improbabile zingara. Per contro Daniela Poggi è efficacissima nell’impersonare con grazia e dignità la protagonista, che chiede solo quello che le spetta e rifiuta di soccombere al degrado, conservando un filo di trucco e un sorriso pieno di speranza. Francesca è “una mendicante di Stato” ma rifiuta di riconoscersi soltanto in quell’etichetta.
Formisano merita senz’altro una seconda possibilità, con maggiori mezzi, un migliore sostegno produttivo e un cast all’altezza della Poggi per continuare a raccontare l’Italia di oggi non a distanza di trent’anni ma qui e ora, con urgenza necessaria.

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