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Indivisibili

di Edoardo De Angelis

Con Angela Fontana, Marianna Fontana, Massimiliano Rossi, Antonia Truppo, Tony Laudadio, Marco Mario de Notariis, Peppe Servillo, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Antonio Pennarella.

Titolo originale Indivisibili. Drammatico (colore). Durata 100 min. Italia 2016 (Medusa)

Più che una pulsione emotiva, il motore ed elemento propulsore della storia è una separazione, una lacerazione...
Indivisibili

Per Edoardo De Angelis – che ha flirtato con il grottesco e il surreale e si è inoltrato negli oscuri, iconici e fin troppo battuti territori del cinema noir – i generi sono come la cassetta degli attrezzi: sono un serbatoio in cui pescare per raccontare un sentimento, uno stato d’animo. Nel caso di Indivisibili – che non è né The Elephant Man né una versione riveduta, corretta e italianizzata diAmerican Horror Story: Freak Show con Angela e Marianna Fontana al posto di Sarah Paulson – più che una pulsione emotiva, il motore ed elemento propulsore della storia è una separazione, una lacerazione: fra due corpi, ma anche fra due anime, fra il bambino e l’adulto (perché è di crescita che si parla), fra l’indipendenza economica e decisionale e il legame viscerale con la famiglia.

Ora, “viscerale” è proprio uno degli aggettivi che meglio descrivono l’opera terza di un regista che già ai tempi di Mozzarella Stories ci aveva folgorato per la sua cura per le immagini, perché qui è come se l’autore di Perez. fosse entrato, più che nel cuore, direttamente nella pancia e nei fianchi innaturalmente incollati diViola e Dasy (e non Daisy), giovani madonne di Castel Volturno un po’ fenomeni da baraccone e un po’ sante di cui ha radiografato addirittura il respiro. Affidandosi certo anche al talento delle pressoché sconosciute protagoniste, De Angelis ha raccontato, quasi “alla Conenberg-maniera” e benissimo, il legame gemellare, simbiosi incomprensibile per chi non la vive e perciò difficilmente narrabile. In più lo ha ammantato di una dolcezza infinita, che poi è la dolcezza del femminile, o meglio di una femminilità che esce allo scoperto e che acquista la consapevolezza di possedere sensualità, forza di volontà e bellezza.

Ma la bellezza, in questa favola realistica, si impasta sempre – e sempre di più – con la bruttezza, perché crescere e “rompersi” significa soprattutto vedere un mondo fino a ieri costellato di casette di pan di zucchero come un circo degli squallori e degli orrori, come un girotondo di nani, guitti e ballerine che intonano canzoni neomelodiche al largo del litorale Domizio. Eppure i genitori delle due gemelle non sono i “tipacci” de I Goonies né una coppia di brutti, sporchi e cattivi: sono persone vere, “piccole” e ferite. E sono bizzarri, come bizzarra è la scelta che fanno di restare a vivere in una villetta triste e disadorna piena però dei più avanguardisti elettrodomestici esistenti. In fondo, per loro è rassicurante restare ancorati alle proprie radici piuttosto che andare a Los Angeles come sognano di fare le gemelle.

E in questo voler andare e venire, Edoardo De Angelis, dove sta? Sta a metà. Animato dalla curiosità per mondi nuovi, cerca di spingersi altrove e ci riesce, e i mondi nuovi li accoglie e li comprende. Ma poi, torna a casa, accomodandosi, come fa ogni volta, in una stanza diversa. Quella di Indivisibili è azzurra come il mantello del principe che le siamesi vorrebbero incontrare, argentata come le stelle di una recita parrocchiale natalizia e rossa come il sangue di un finale a libera interpretazione.

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